Mastoplastica e interventi al seno – Generalità

Fra le tipologie di intervento di chirurgia estetica più conosciute, c’è sicuramente l’impianto di protesi mammarie di silicone, in gergo chiamate “fake boobs” ossia “tette finte”. In realtà esistono varie tipologie di intervento chirurgico atte ad aumentare, ridurre o rimodellare il seno, attraverso l’impianto di protesi sintetiche, o di autotrapianti di tessuti muscolari, adiposi e cutanei.
Essendo l’argomento molto vasto da trattare, è bene iniziare la nostra trattazione definendo la suddivisione corrente delle tre tipologie di intervento possibile: mastoplastica additiva, mastoplastica riduttiva, e mastopessi.

Per mastoplastica additiva si intendono tutti gli interventi mirati all’ingrandimento del seno, attraverso l’inserzione di specifici impianti detti appunto protesi mammarie. La mastoplastica additiva è la tipologia di intervento chirurgico al seno di gran lunga più comune, specialmente nelle donne giovani o adolescenti, e ha visto un incremento nel numero di casi trattati negli ultimi 15 anni di ben oltre il 300%. L’intervento consiste di un’incisione che può avvenire nel solco sottomammario, intorno all’areola mammaria, sotto l’ascella, o perfino per via trans-ombelicale, attraverso un tubo inserito nell’ombelico che permette l’introduzione successiva della protesi.
La tipologia di intervento viene scelta in base alle caratteristiche morfologiche della paziente, e del tipo di protesi scelta. Queste ultime vengono fabbricate con vari materiali inerti, come il silicone o il polipropilene, sono riempite (gonfiate) con soluzione salina o gel di silicone, e hanno varie forme e varie misure che ne caratterizzano la difficoltà di inserzione. Sono in fase di sperimentazione protesi di materiale cellulare proveniente da altri tessuti del paziente stesso, fatto poi sviluppare su un’impalcatura di materiale biocompatibile.

La mastoplastica riduttiva comprende invece interventi che riducono o rimuovono tutto, o parte del seno e pertengono ovviamente per lo più alla chirurgia oncologica (mastectomie). Tuttavia anche all’interno della branca della chirurgia estetica ritroviamo interventi mirati alla riduzione del seno a fini cosmetici: ad esempio quando questo risulta sgradevole al paziente perché sproporzionato o eccessivo, o quando comporta difficoltà nella svolgimento dell’attività quotidiana per via dell’eccessivo peso (mal di schiena, ragadi, eccessiva sudorazione). La mastoplastica riduttiva prevede anch’essa varie tecniche di intervento chirurgico (a T rovesciata, a lecca-lecca, ad incisione orizzontale), o può limitarsi ad un semplice intervento di liposuzione del materiale adiposo del seno. E’ controindicata in donne in allattamento, o nel periodo immediatamente successivo a questo.

La mastopessi è invece una tecnica di rimodellamento atta a migliorare l’aspetto estetico del seno, quando questo sia evidentemente asimmetrico, abbia perso la sua tonicità, sia diventato flaccido, o abbia subito un abbassamento (ptosi), a causa di dimagrimenti improvvisi, o della semplice vecchiaia. Se il seno appare eccessivamente svuotato, dopo una prima operazione di “sollevamento” del seno, si può procedere anche ad un contemporaneo intervento di mastoplastica additiva, attraverso l’inserzione di protesi mammarie, al fine di migliorare il risultato finale. Sono intesi interventi di mastopessi, anche quelli mirati al riposizionamento in asse del complesso areola-capezzolo, e che ne garantiscono la simmetria eventualmente persa a seguito di interventi di mastoplastica riduttiva, ptosi e pseudoptosi.
Le tecniche di mastopessi prevedono la riduzione della cute e del tessuto adiposo in eccesso, a seguito di incisioni il cui schema è lo stesso utilizzato nelle altre tipologie di intervento al seno.

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